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Reinheitsgebot - L’Editto di Purezza

Pubblicato il: 20/07/2018 17:46:59 - Categorie: News birra

Se sei in cerca di birre tedesche online, e non hai mai sentito parlare dell'Editto di Purezza, allora sei nel posto giusto per capire come anche un divieto possa influenzare positivamente l'evoluzione di un prodotto di largo consumo.

La legge sulla purezza della birra: un po' di storia

Ingolstadt, città bavarese sulle rive del Danubio, è oggi conosciuta perché ospita la sede principale di alcuni brand molto famosi quali Audi, Mediamarkt (Mediaworld) e Saturn.

Il 23 aprile 1516 fu però sede di un avvenimento destinato a cambiare per sempre la tradizione brassicola della Germania: Guglielmo IV, Duca di Baviera, promulgò il Reinheitsgebot, a noi noto come Editto di Purezzache ad oggi è considerata la più antica normativa sulla sicurezza alimentare al mondo.

Agli inizi del XVI secolo erano frequenti i periodi di carestia che mettevano in ginocchio la popolazione. I cereali scarseggiavano ma continuavano ad essere utilizzati sia per la produzione del pane che per la birra. Per evitare un’eccessiva competizione sul prezzo dei cereali, il Duca di Baviera decise di imporre ai birrai l’utilizzo del solo orzo, riservando gli altri cereali alla panificazione.

In sintesi, l’Editto di Purezza consentiva ai birrai l’utilizzo di soli tre ingredienti: acqua, orzo e luppolo. Il lievito al quale oggi riconosciamo un ruolo da assoluto protagonista (“il birraio fa il mosto ma è il lievito a fare la birra”) non veniva nemmeno citato perché dovevano ancora passare secoli prima che Louis Pasteur lo individuasse, lo studiasse e ne descrivesse l’azione. 

Proprio per questi motivi, in principio l’editto fu chiamato Surrogatverbot ossia Divieto di utilizzo di surrogati (dell’orzo) e fu solo il 4 marzo del 1918 che il nome Reinheitsgebot venne coniato da Hans Rauch, membro del Parlamento Bavarese, durante un appassionato dibattito sulla tassazione della birra.

Nelle diverse regioni tedesche ci furono approcci differenti. In Baviera, come detto, l’Editto fu adottato rigidamente alle birre di bassa fermentazione mentre c’era una tolleranza maggiore per le birre di alta consentendo, per queste ultime, l’impiego di malto di frumento e malto di segale. Anche nel resto della Germania venne imposto un regolamento, molto simile a quello bavarese anche se più indulgente: per le basse fermentazioni, ad esempio, era possibile utilizzare zuccheri di varia natura e i coloranti da essi ottenuti. Nel Nord della Germania, di contro, era possibile utilizzare anche succedanei dell’orzo mentre in Franconia, nella zona di Bamberga, alcune fonti sostengono che un regolamento analogo venne applicato già a partire dagli ultimi anni del XIV secolo.

Il 3 giugno 1906, però, l’Editto di Purezza bavarese venne esteso a tutta la Germania e nel 1918 la Baviera aderì alla Repubblica di Weimar ponendo, tra le altre condizioni, anche l’osservanza del Reinheitsgebot.

Reinheitsgebot: editto di purezza della birra

Pur passando attraverso una numerosa serie di revisioni ed emendamenti, il testo ancora oggi fa parte della legge fiscale tedesca ma, nel 1987, la Corte Europea ha stabilito l’incompatibilità di queste restrizioni con il libero mercato, permettendo l’utilizzo di altre materie prime in aggiunta alle tre originarie. Nonostante ciò, alcuni birrifici si attengono ancora ai dettami del Reinheitsgebot sia perché i loro prodotti hanno ormai raggiunto un elevato standard qualitativo, sia perché per molti clienti il rispetto dell’Editto di Purezza è garanzia di trasparenza e qualità.

Decreto di purezza: l'influenza sulle birre tedesche

Verrebbe da pensare che queste limitazioni abbiano comportato una standardizzazione nelle produzioni tedesche con prodotti più o meno uniformati tra loro. In realtà in Germania si è sviluppata una cultura birraria molto forte con un’ampia gamma di stili diversi tra loro: dalla secca e luppolata pils alla corposa e dolce doppelbock, dalle affumicate rauchbier alle maltate helles, dalle acidule weizen a strepitose produzioni locali come le Altbier di Dusseldorf, le Gose di Lipsia, le Kölsch di Colonia e le Berliner Weisse di Berlino. Anche se non tutte rispettano fedelmente i dettami dell'editto, la scelta è veramente molto ampia e soddisfa ogni palato.

Com'è possibile tutto ciò? Arte? Abilità? Inventiva? Un po' di tutto questo. La limitazione all'utilizzo di alcuni ingredienti non ha certo ostacolato la creatività dei mastri birrai tedeschi. Facendo un'analogia con la musica è come pensare all'infinito numero di canzoni, tutte create con sole sette note musicali!

Quando sceglierai le birre tedesche sul tuo shop online preferito, pensa anche al contributo dato dalla storia alla caratterizzazione di questi fantastici prodotti!

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