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Ultime recensioni

(5/5) 

Una piacevolissima sorpresa. Affumicato piacevole e non invadente come in...

Da Gianni P. il 13 Dic. 2019

(5/5) 

… ma dopo questa birre credo che ne proverò delle altre. Se ti piacciono le...

Da Angela F. il 12 Dic. 2019

(5/5) 

Da luca P. il 29 Nov. 2019

(5/5) 

Uno dei birrifici italiani più "Internazionali". Giant Step...

Da luca P. il 26 Nov. 2019

(5/5) 

Il Natale si avvicina. Kerst Birrificio: Extraomnes Nazione: Italia...

Da luca P. il 24 Nov. 2019

(5/5) 

Proviamo questa birra dedicata al più famoso dolce italiano. Tiramisù...

Da luca P. il 19 Nov. 2019

(5/5) 

Una delle migliori bevute mai fatte. Corposa, intensa, complessa, dolce ma...

Da Angela F. il 18 Nov. 2019

(5/5) 

Io che amo le birre dolci la trovo buonissima

Da Angela F. il 18 Nov. 2019

(4/5) 

Ottima, come tutti i prodotti di Nogne

Da Enzo G. il 15 Nov. 2019

(5/5) 

Non mi stancherei mai di berla

Da Enzo G. il 15 Nov. 2019

(5/5) 

Secca, erbacea, amara ma non eccessivamente come altre. Otima

Da Enzo G. il 15 Nov. 2019

(5/5) 

...Schigi non ne sbaglia una

Da Marco R. il 09 Nov. 2019

(5/5) 

Questa birra annovera tra gli ingredienti il fiore di sambuco. Saison...

Da luca P. il 01 Nov. 2019

(5/5) 

Proviamo il lato oscuro del luppolo. Castigamatt Birrificio: Rurale...

Da luca P. il 29 Ott. 2019

(5/5) 

Il cucciolo in etichetta non sembra molto addomesticato. Billie the...

Da luca P. il 26 Ott. 2019

La storia della birra in Italia affonda le sue radici nell'antichità: da un lato viene attribuito agli Etruschi il merito di aver portato in Italia l'orzo, dall'altro furono probabilmente i Fenici, nel VII secolo a.c. i primi ad introdurne il consumo in Sicilia e ad avviare le prime produzioni.

La prima traccia documentabile risale però ad una tomba, appartenente alla cultura di Golasecca (vedi un pò il caso!), che scavi archeologici hanno portato alla luce a Pombia, nel novarese: in un bicchiere rinvenuto vicino alle ceneri di un defunto è stato ritrovato il residuo disidratato di una birra primordiale prodotta attraverso la fermentazione di orzo, avena e segale con l'aggiunta di diverse specie vegetali tra cui il luppolo.

Ai tempi dei Romani era il vino a godere di maggiore considerazione rispetto alla birra: il vino aveva una forte connotazione religiosa (basti pensare alla sua benedizione durante l'Ultima cena) e la coltivazione della vite era agevolata dalle favorevoli condizioni climatiche a differenza di quanto accadeva  nell'Europa centrale in cui era maggiore la disponibilità di cereali rispetto all'uva. Era quindi comune l'associazione vino-bevanda sacra del popolo romano, birra-bevanda dei barbari pagani.

Nel Medioevo la produzione di birra è sopravvissuta soprattutto grazie all'opera dei monaci che la ritenevano essenziale per il proprio sostentamento e utilizzavano gli scarti di produzione, le trebbie, come alimentazione per il bestiame.

Intorno alla seconda metà del XIX secolo in Italia vengono aperte le prime fabbriche, alcune delle quali sono attive ancora oggi, ed inizia la vera produzione industriale di birra.

Il movimento artigianale italiano nasce negli anni 90: oltre alle numerose difficoltà che affronta ancor oggi chi vuole aprire un microbirrifico, all'epoca l'ostacolo principale era il completo vuoto normativo che non regolamentava un settore che semplicemente non esisteva.

Grazie allo sforzo di alcuni lungimiranti pionieri (Musso di Baladin, Arioli di Birrificio Italiano, Sangiorgi di Birrificio Lambrate, Borio di Beba, Turbacci dell'omonimo birrificio, e altri ancora che ci scuseranno per non averli citati) in Italia si cominciò a ragionare in termini di produzione di birre artigianali anche se per avere una definizione legislativa di questo termine si è dovuti arrivare al 2016.

La mancanza di una forte tradizione birraria ha avuto per l'Italia un risvolto molto positivo: la grande biodiversità del nostro territorio, unitamente alla creatività che indubbiamente ci contraddistingue, ha favorito l'utilizzo di ingredienti non convenzionali con eccellenti risultati. Un primo caso di successo è quello delle Birre alla castagna. Inutile dire che castagne di qualità differente, con preparazioni diverse (secche, bollite, arrostite, ...), impiegate in una fase produttiva piuttosto che in un'altra (ammostamento, bollitura) possono generare svariate sfumature organolettiche.

Altra produzione artigianale tipicamente italiana è quella relativa a Birre con cereali non tradizionali. Storicamente nella produzione di birra viene utilizzato orzo, spesso frumento, a volte segale e avena. In Italia è ormai facile trovare prodotti basati su farro, grano duro, grano tenero, grano saraceno, kamut, miglio, enkir e altri ancora.

Le Birre con frutta e altri ingredienti a km zero nascono dall'ampia disponibilità di prodotti agricoli: susine, pesche, mele, ciliegie, mirtilli, fragole, more, zenzero, ribes, fiori, spezie, miele sono solo alcuni degli innumerevoli prodotti che danno origine ad un'infinità di sfumature organolettiche.

Quello che però si è ormai consolidato come uno stile vero e proprio è quello delle Italian Grape Ale, birre che strizzano l'occhio al mondo del vino. Anche in questo caso il prodotto è frutto dell'utilizzo di materie prime particolari (vinacce, mosto di vino, sapa, ...) in fasi diverse del processo produttivo. Anche le fasi di fermentazione e maturazione possono giocare un ruolo fondamentale grazie all'impiego di botti che in precedenza avevano ospitato vino.

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